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Film: “The Prestige” di Christopher Nolan basato sul romanzo di Christopher Priest.

Personaggio: Alfred Borden, genio dell’illusionismo.

Interprete: Christian Bale.

Scena: confronto finale tra Alfred Borden e Robert Angier.

Le ultime parole di un grande illusionista.

Non dirlo mai a nessuno. Ti pregheranno di svelare il segreto, ma appena glielo dirai non conterai più niente. Il segreto non fa colpo su nessuno, il trucco che c’è dietro invece è ciò che conta.

Alfred e Fallon sono due fratelli gemelli, legati dal sangue e dal segreto del più straordinario numero di illusionismo che sia mai stato concepito: il trasporto umano. Non esistono trucchi magici in sé e in questo caso il trucco è semplice: usare un sosia. Semplice sì, ma non facile. Non c’è niente di facile in due uomini che si dividono la vita, specie quando nutrono interessi privati divergenti. La moglie nota subito quando Borden le dice “ti amo”: «beh certi giorni non è vero e oggi non lo è. Forse oggi sei più innamorato della magia che di me. Per me è bello perché i giorni in cui lo sei sono importanti». Questo tono incoraggiante però ha poco seguito man mano che la moglie si inoltra nella spirale di tormentocontraddittoria di un uomo che desidera ardentemente la vita familiare e il momento dopo generata dalla natura volubile e inveisce contro quella stessa vita, chiedendo libertà.

Un’irrequietudine che si eleva al quadrato non appena Alfred – dapprima votato esclusivamente all’illusionismo – entra in contatto con Olivia, l’ex-assistente di Angier. Arriva ad amarla e a sentire il bisogno di abbandonarsi in quella relazione, che in qualche modo rispecchia l’ebbrezza di un’illusione intrisa di pericoli. In realtà più che un’amante è una complice, la sua complementare nell’arte che ama. Ha bisogno di lei perché sa come vendere i suoi metodi in modo da massimizzare il feedback emotivo del pubblico. Inoltre lo convince a esibire con orgoglio le due falangi che Robert aveva reciso per vendetta nell’esecuzione di un “afferra-proiettile” e che lo rendono unico, dimostrando al pubblico che non usa un sosia.

Un giorno rischia di perdere Fallon e proprio in questa mancata disgrazia, capisce che per lui è la cosa più preziosa, non solo perché depositario del suo più grande segreto, ma perché ne è parte integrante e insostituibile. Ma per la moglie è sempre più difficile giostrarsi nell’umore altalenante del marito, tanto che alla fine riesce a intuire il segreto. Alfred si è tradito. Come? Il trucco per il trasporto umano è invertire le parti e per i due fratelli consiste nell’essere Fallon e Alfred insieme. Si esce a turno dalla porta nel palcoscenico e si vive a turno.

Il problema è che Alfred non ama Sarah, può solo recitare. Purtroppo il requisito di base per introdursi con successo nelle falle della psiche umana è la naturalezza, senza la quale un’azione “truccata” non sarebbe accettata come normale, rivelando la discrepanza e spezzando l’illusione. Certo sia Alfred che Fallon sono abilissimi prestigiatori della psicologia propria e altrui, ma non possono che fallire nella simulazione di un amore che non sentono. «Ognuno di noi aveva metà di una vita che per noi era sufficiente» dice Fallon «per noi ma non per loro».

Sarah si suicida impiccandosi, non riuscendo a vivere in un castello di trucchi, bugie e segreti. Poco dopo Alfred perderà Olivia a causa della scarsa considerazione che dimostra per la morte della moglie e che – agli occhi di quest’ultima – è indice di una “freddezza disumana”. A Borden resta solo il palcoscenico,

ma cos’è veramente la magia per lui? Da quando comincia come assistente di Milton, disapprova e disprezza l’idea per cui il successo è associato direttamente al coricarsi sugli allori e autorizza quindi a riciclare trucchi logori di seconda mano, che sperperano la benevolenza del pubblico nella banalità auto-compiaciuta. I classici sono già visti, superati, ci vuole qualcosa di fresco, come l’afferra-proiettile. Ovvio che è rischioso, ma è proprio il potenziale del rischio ad aumentare la suspense e di conseguenza il senso di meraviglia. Non basta essere un grande uomo di spettacolo per essere un grande illusionista, bisogna sporcarsi le mani, anche del proprio sangue se necessario. Il punto è che un vero illusionista tenta di inventare qualcosa di nuovo perché gli altri illusionisti stiano lì a grattarsi la testa. Ma se Alfred è riuscito a concepire la più grande illusione del palcoscenico è perché ha capito che cosa serve per creare la vera magia ed è il motivo per cui ha scoperto il trucco della vasca dei pesci rossi di Chung Ling Soo.

«Quello è il suo trucco» dice Alfred, vedendo il mago che entrava in carrozza «è la sua vita reale la sua esibizione, ecco perché nessuno capisce il suo metodo: totale devozione alla sua arte, assoluta abnegazione. Sai una cosa? È l’unico modo per fuggire da tutto questo, capisci?». Ma Robert non capisce come un uomo possa fingere di essere storpio da anni, ogni volta che è in pubblico, ogni volta che è in strada, lo trova impensabile. Ma lo capirà, così come imparerà a sporcarsi le mani. «Vedi il sacrificio, Robert, è il prezzo di un buon numero». Eppure alla fine Alfred non riesce a lasciar perdere e nell’unico trucco di Robert che non è riuscito a decifrare (perché non esiste) viene incastrato dal suo acerrimo rivale.

Le ultime parole che pronuncia al fratello sono: «mi dispiace, mi dispiace per tante cose. Mi dispiace per Sarah, non volevo ferirla. Non volevo, ma tu devi vivere la tua vita, capito? Devi vivere per tutti e due. Addio».

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