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Posts Tagged ‘fortuna’

Film: “Match Point” di Woody Allen.

Personaggio: Chris Wilton, ex-tennista-professionista e discepolo del caso.

Interprete: Jonathan Rhys Meyers.

Scena: dialogo finale con le apparizioni di Nola e della vicina.

Leggi prima “Chris – Atto I“.

Una fortuna eccezionale.

Se non che – come una venere – emerge dalle acque una civetta ben più perniciosa: Nola, la fidanzata di Tom. «Tu farai parecchia strada» gli dice «se non rovini tutto provandoci con me». Forse è vero che dall’appagamento di un desiderio scaturisce un nuovo desiderio, ma la ragione di fondo è che quella “parecchia strada” non è lastricata dai meriti o dal talento di Chris, quanto da una fortuna iperbolica che non gli lascia voce in capitolo. Per questo è portato a intraprendere – non appena Tom lascia Nola – una relazione folle e improbabile alle spalle di quel nuovo stile di vita che aveva per così dire ereditato dal destino.

Più avanti, come era prevedibile, il vortice di passione – nel suo continuo auto-dissetarsi – finisce per porre Chris nel dilemma moglie-amante. «Direi che tu non vuoi abbastanza l’altra donna per rinunciare a quello che hai “conquistato”» argomenta quel suo vecchio amico-rivale che sembra tanto la sua coscienza. Non ha più dubbi: il piano all’ordine del giorno è eliminare ciò che è diventato un ostacolo alla sua vita dorata con un mix di ingegno e fucile a canne mozze.

Le sue azioni sono maldestre e piene di buchi, come quelle di qualcuno che implori di essere scoperto e lui stesso pensa “sarebbe appropriato se io venissi preso e punito, almeno ci sarebbe un qualche piccolo segno di giustizia, una qualche piccola quantità di speranza in un possibile significato”, ma niente: i buchi sono immancabilmente colmati dalla fortuna con un pathos drammatico che scolpisce in Chris il ruolo irreversibile di soccombente al potere del caso. Il delitto ha reclamato due innocenti – tra cui il futuro figlio di Chris – e malgrado ciò il puzzle non fa altro che ricomporsi intorno a loro come una ferita che si rimargina.

Le vittime non sono altro che danni collaterali di un disegno più grande, destinato a restare inintellegibile. Non può fare altro che imparare a nascondere lo sporco sotto il tappeto e andare avanti per non essere ulteriormente travolto: il castigo è nell’impossibilità di espiare la colpa.

Incredibile quanto può cambiare la vita se la palla va oltre la rete o ti torna indietro, se un anello non supera la balaustra che da sul tamigi per diventare prova della sua discolpa. È incredibile come ogni senso morale e ogni giustizia più o meno divina si perda a favore del cinismo e del disprezzo. Quale giudizio resta all’uomo per potersi dichiarare vincente o vinto? Nessuno. Se veramente la vita esiste per puro caso, per quanto la gente abbia paura di ammetterlo, non resta che disperarsi o avere fede, credere nella via prospettata, nella soluzione più facile.

Non c’è giusto e sbagliato e le meta-campo sono intercambiabili. Sofocle ha detto che non venire mai alla luce può essere il dono più grande. Chloe ha partorito.

«Questo bambino sarà eccezionale in ogni cosa che vorrà fare» esclama il padre di Chloe, Tom risponde «sai papà, non importa che sia eccezionale, spero solo che sia fortunato». Probabilmente lo sarà. A terence, e che navighi col vento in poppa!

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Film: “Match Point” di Woody Allen.

Personaggio: Chris Wilton, ex-tennista-professionista e discepolo del caso.

Interprete: Jonathan Rhys Meyers.

Scena: monologo iniziale.

Una pallina da tennis nella “swinging London”.

Chi disse preferisco avere fortuna che talento percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare quanto sia fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde.

L’uomo è come una pallina da tennis: non ha una forza propria di locomozione, semplicemente viene lanciato nel campo del mondo, come la gocciolina d’inchiostro fatta cadere nel bicchiere d’acqua. Inizia a diffondersi cozzando con le altre palline secondo l’arbitrio assolutamente parziale del caos – l’invisibile giudice di gara – e finisce per confondersi nella miscela uniforme delle vite umane. A questo punto non esiste più la goccia di inchiostro, non esiste più la pallina: solo l’uomo, come soluzione di continuità tra le palline che entrano in gioco.

In fisica e in varie teorie esiste il concetto di “entropia”, la misura del caos dell’universo. Forse è proprio grazie a questa che si può tratteggiare quel “disegno più grande” che la storia ritaglia intorno ai predestinati. Purtroppo l’“ordine di grandezza” del disordine del mondo è così smisurato che non esisterà mai un supercomputer in grado di venirne a capo. Questo significa che l’uomo non ha la facoltà di conoscere le dinamiche di Dio, può solo confidare che esista sulla base di ciò che non può dominare. Chris Wilton crede in Dio.

Freddo, solido sotto pressione, ma creativo: quasi un poeta della racchetta. Un paio di rimbalzi dall’altra parte e avrebbe battuto le teste di serie, eppure alla domanda “non ti manca il professionismo?” Chris risponde: «ringrazio Dio ogni giorno di aver smesso, detestavo l’intero circuito del tennis». Per essere un Agassi bisogna volerlo davvero e avere un talento del loro calibro.

In realtà Chris confessa di voler fare qualcosa di speciale nella vita, dare il suo contributo. Ha sempre avuto vita facile ed è profondamente convinto di essere il pupillo della fortuna, da quando fu notato da un buon allenatore. Per lui la fortuna è il supremo decisore di ogni azione umana, anche della più impercettibile: è il nastro che nel match point decide le sorti della partita.

Ma la sua vita è troppo facile, troppo lineare e non gli va di proseguire su una strada che la fortuna gli ha spianato dagli esordi. Inoltre prova una smania e una concitazione quasi morbosa nel mettere alla prova la predilezione che la fortuna gli ha sempre riservato, come dire “voglio vedere se – gettando via tutto – mi tieni ancora in considerazione”. In realtà c’è anche una sfumatura di timore in quello che può essere visto come un icarico tentativo di emancipazione dalla quella predestinazione pervasiva che alla fine tende a privare la sua vita di ogni significato.

Si getta così a capofitto nella “swinging London”: in meno di un secondo è istruttore di tennis in un club esclusivo e viene introdotto a Tom, il giovane rampollo di una famiglia piena di soldi con un palco alla Royal Opera House di Covent Garden. Ammirazione per i trascorsi professionistici + interesse comune nella lirica = nuova amicizia = pass gratis per l’alta società britannica. Quale miglior celebrazione se non un invito per la traviatissima! Neanche a volerlo è anche la genesi di un nuovo amore con la sorella di Tom: Chloe. Il passo alle nozze è breve, e l’ormai di famiglia Chris trova un benefattore nel padre di Chloe, la nuova personificazione della fortuna: è il trampolino di lancio per diventare una “ruota del carro che conta” e Chris coglie la palla al balzo. Ora impugna la vita che desiderava, una vita piacevole in una sorgente termale del lusso più empireo, tra caviali al tartufo, vini di cui non può più fare a meno e battute di caccia a base di pernici anglosassoni, che fanno sempre ridere.

Leggi “Chris – Atto II“.

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