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Posts Tagged ‘Brad Pitt’

Film: “Fight Club” di David Fincher, tratto dal libro omonimo di Chuck Palahniuk.

Personaggio: Tyler Durden, anti-conformista puro.

Interprete: Brad Pitt.

Scena: Rupert incontra Tyler.

Un’occasione per riallineare le percezioni.

le cose che possiedi ti possiedono.

Chi sei veramente? Rupert? Cornelius? Travis? Un componibile per ufficio? Non sei nessuno, non hai un nome: è questo il vero problema, non il divano nuovo! Non c’è niente che ti differenzia dalla materia che ti circonda, niente ti distingue dai mobili che non riesci a smettere di comprare. Sì, avevi uno stereo piuttosto decente, un guardaroba che stava diventando rispettabilissimo, e avrebbe sicuramente fatto invidia: avevi tutto, è vero, ma c’è un buco nero tra l’avere e l’essere e se mi dimostri il contrario ti compro una mensola per il nobel.

Non mi spaventano i crimini e la povertà, quanto le celebrità sulle riviste, la tv con 500 canali che ogni giorno ci convince che siamo speciali, che ci meritiamo il nome di qualcuno sulle mutande, e che per essere qualcuno dobbiamo raggiungere uno status, riempire il portafogli e quel mucchio di involucri chiamato guardaroba. La pubblicità è il nuovo oppio dei popoli: ci fa fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. “Un salotto che rispecchia meglio la tua personalità” e senti il bisogno di rinnovarti, solo per assecondare il capriccio di appartenere a uno slogan e aggiornare il bio-ritmo con quello delle mode e del mercato. Il piumino è solo una coperta, e di certo non è essenziale alla nostra sopravvivenza nel senso di cacciatore e raccoglitore.

A che mondo sto pensando? A un mondo in cui ti muovi con gli alci tra le umide foreste nei canyon intorno a rockfeller center. Indossi abiti di pelle che ti durano per tutta la vita. Ti arrampichi sulle liane che avvolgono le Sears Towers, guardi giù e vedi minuscole figure che pestano granoturco e posano strisce di carne di cervo sulla carreggiata vuota di qualche superstrada abbandonata. Questo è naturale, non il nostro stile di vita da surrogati.

Fanculo Martha stewart, sta lucidando le maniglie del Titanic. Va tutto a fondo, bello. Devi disintossicarti, devi evolverti. Tutti questi anni a rincorrere la perfettibilità come una carota appesa a un filo, non sei stanco? Io dico non essere mai completo, non cercare di essere un Rupert qualunque.

Forse mi sbaglio, forse è una terribile tragedia.. ma forse è un’occasione per riallineare le percezioni, per iniziare a vivere, per rinascere come Tyler Durden!

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Film: “Fight Club” di David Fincher, tratto dal libro omonimo di Chuck Palahniuk.

Personaggio: Rupert, agente assicurativo (ingranaggio della macchina corporativa).

Interprete: Edward Norton.

Scena: Scena introduttiva, Rupert parla di sé.

Leggi prima “Rupert – Atto I“.

Quanto fa A x B x C?

A-

A casa accendo la lampada a filo rislampa e sfoglio il catalogo IKEA, sul mio divano Ohmashab a strisce verdi della Strinne. Ho tutto, tranne quel tavolinetto a forma di Yin – Yang: lo devo avere! In ufficio – ogni giorno di più – imparo a obbedire senza domande alla cravatta blu fiordaliso del manager-capo e a deprioritare i miei rapporti di conseguenza. Prendo i biglietti aerei che mi catapulteranno in un buco di culo degli Stati Uniti D’America, e la mia anima non fa una piega. Torno a casa e riempio la valigia degli ultimi acquisti Calvin Klein ed Emporio Armani.

B-

Ogni viaggio è una vita minuscola: porzione singola di zucchero, latte, burro, fino al kit per hobby cordon bleau a micro-onde, senza dimenticare i campioncini di collutorio e le persone che incontro: amici porzione singola, con cui passare lo spreco di tempo che ci spetta. Alla minima inclinazione brusca, tutto lascia il posto alla speranza di uno schianto catastrofico.

C-

Mi sveglio all’aeroporto e – mentre la mia vita finisce un minuto alla volta – penso per un istante di quei minuti “se mi svegliassi a un’ora diversa, in un posto diverso.. sarei una persona diversa?”. Apro la rimessa ed entro nel mio lavoro con un pensiero da aforisma “in un’arco di tempo abbastanza lungo, l’indice di sopravvivenza scende a zero”. Guardo la carcassa di macchina fumante di vite bruciate, e svolgo il mio compito di agente assicurativo:

applico la formula: A x B x C = ?

Ho costruito il mio mondo con i mattoni del materialismo e con la calce della sicurezza. Sono uno schiavo, so di esserlo: so che non sono adatto a questa vita. Trovo soddisfazione a essere acuto nel decifrare la realtà e soffro. Questa è la mia morale.

Incontro l’amico-porzione-singola più interessante: Tyler Durden «sai perché mettono le maschere di ossigeno sull’aereo? L’ossigeno ti fa sballare: in un’emergenza catastrofica uno fa grandi respiri di paura. A un tratto diventi euforico, docile, accetti il tuo destino! L’illusione di sicurezza non è solo a 30.000 piedi di altezza: tutti respiriamo paura da quando siamo nati e finiamo per accettare un destino che non avremmo mai voluto».

La mia casa – specchio della mia personalità, piena di condimenti e priva di cibo – esplode. Sulla strada – di fianco al tavolinetto a forma di Yin-Yang esploso – trovo il numero di Marla. La chiamo «che fai non respiri?» dice lei, come se avessi veramente gettato via la maschera ad ossigeno. Non era il numero giusto…

Chiamo Tyler Durden: era il numero giusto.

Leggi anche “Tyler

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Film: “Fight Club” di David Fincher, tratto dal libro omonimo di Chuck Palahniuk.

Personaggio: Rupert, agente assicurativo (ingranaggio della macchina corporativa).

Interprete: Edward Norton.

Scena: scena introduttiva, Rupert parla di sè.

Il vero problema di un uomo senza sonno.

Rupert? Cornelius? Travis? Edward? Chi sono? Sono il narratore, il giunco pensante che stormisce al vento arido della routine quotidiana.

Ho chiuso in un cassetto il sentiero di briciole che portava ai miei sogni e ormai mi sono rassegnato in questa terra desolata oltre il punto di non ritorno. Senza i miei sogni non riesco più a dormire, sento solo il mormorio del mio pensiero che gira come un disco senza musica, e la notte e il giorno hanno lo stesso rumore. Tutto intorno diminuisce di volume, come se fossi foderato di cotone.

Da quanto sono qui? Sei mesi. Sei mesi in questo deserto freddo senza luce naturale. Con l’insonnia non sei mai realmente sveglio e mai realmente addormentato. Nulla è reale e tutto appare lontano: una copia… di una copia… di una copia. Non si muore d’insonnia – mi dice il dottore – eppure è come se ci provassi, come se sperassi di risvegliarmi morto o addormentato.

Un consiglio del dottore mi porta alla chiesa metodista: lì – nel gruppo di sostegno per malati di cancro ai testicoli – conosco Bob, un ex-campione di culturismo divorziato e ripudiato dai figli. Parla con la sincerità di uno che ha perso tutto e la mia coscienza è a brandelli. Mi invita a sfogare le mie emozioni e succede qualcosa, finalmente si sciolgono quelle lacrime che avevo congelato da qualche parte e mi lascio andare.

Dimentico il mio corpo addosso a Bob, e mi concedo di smarrirmi, di spegnere la luce. Ora il silenzio ha smorzato quel rumore che irriga la mia esistenza e mi sento completo. Perdo ogni speranza e trovo la libertà e la mia valeriana: neanche i bambini dormono come sto dormendo adesso. Stare lì pronto a piangere, la mia vacanza. Ogni sera muoio e rinasco, come una farfalla che ridiventa crisalide in un loop che non ha il tempo di avere senso. Almeno mi reggo in piedi, e posso trainare il peso della mia esistenza come tutti i sisifo del mondo.

Finché un giorno – tra le ceneri ancora calde di una mia resurrezione – compare in giudizio Marla Singer, “la gran falsona”, a rispecchiare la mia bugia. La voce del chakra mi dice di respirare, di entrare nella mia caverna a cercare l’animale guida, ma il mio silenzio è intossicato dalle volute di fumo che strisciano dalla bocca di Marla Singer.

La odio e la vorrei smascherare davanti a tutti.. eppure sento che sto sbagliando, che ho fatto un errore a monte, che sto solo fuggendo e il vero problema continua a vibrare.

Leggi “Rupert – Atto II

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