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Film: “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino.

Personaggio: Hans Landa, colonnello delle SS.

Interprete: Christoph Waltz.

Scena: “c’era una volta nella Francia occupata dai nazisti”. Hans Landa interroga un agricoltore per verificare il sospetto che nasconda una famiglia ebrea.

L’essenza dell’investigatore.

«La ringrazio, ma niente vino» ribatte Hans fermando la figlia di monsieur LaPadite e aggiunge: «visto che siamo in una fattoria sarebbe logico che aveste del latte».

Hans Landa è appena entrato nella casa del contadino LaPadite, si è profuso in blandizie quasi cerimoniali verso le figlie e rifiuta un’offerta perché logicamente scorretta, come se la sua religione non lo permettesse.

Il passo da religione a morale è breve e si palesa da subito che per il «grande investigatore» – come ama definirsi – la sfera d’azione dell’intelletto sconfina nelle più abituali pratiche sociali, innalzandosi a stile e norma di vita.

Un altro indizio del suo artefattoeccesso di zelo”: quando il fattore chiede il motivo della sua visita, lui risponde: «nella maggior parte dei casi è una perdita di tempo, ma deve comunque essere fatto».

Forse è questa la caratteristica che fa di lui un segugio implacabile, ma sarebbe riduttivo non considerare il compiacimento estatico che prova nel coreografare l’esposizione nel modo più plateale possibile, a cominciare dal quasi narcisistico insistere sul «titolo non ufficiale» affibbiatogli dal popolo francese di cacciatore di ebrei e al fatto che ci tenga perché se lo è guadagnato.

«Il tratto che fa di me un così efficace cacciatore di ebrei» afferma «è che – al contrario di molti soldati tedeschi – io so pensare come un ebreo». Eccolo qualificato in toto come investigatore: tanto più abile quanto più riesce a immedesimarsi nel criminale.

Prende così le distanze dall’istinto astuto e predatore dei soldati ma anche dalle ragioni strumentali della propaganda. Concorda sul paragone tra l’ebreo (nel senso di uomo costretto a rinunciare alla propria dignità) e il ratto ma non lo considera un insulto, quanto più una variabile da considerare di questa catena razionale:

perché noi uomini accogliamo il ratto con ostilità? Perché mordono e diffondono le malattie? No, perché vale lo stesso per altri roditori, come gli scoiattoli, per cui non nutriamo alcuna animosità. Alla luce di questo possiamo solo dire che non ci piacciono, che per qualche motivo li troviamo ripugnanti.

Sembra che il colonnello assurga il sofisma a giustificazione del massacro ormai alle porte… e sembra anche il momento giusto per fumare. Così – chiesto il permesso – estrae la pipa abnorme di Sherlock Holmes, una geniale nota di demenzialità che si appone a ciliegina sulla caratterizzazione di un personaggio poliedrico che riesce a raggiungere vette di interesse sorprendenti e talvolta anche “scherzose”.

La commedia è il suo essere.

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