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Archive for 13 aprile 2010

Film: “American Psycho” di Mary Harron tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis.

Personaggio: Patrick Bateman, vicepresidente della P&P e figlio del presidente.

Interprete: Christian Bale.

Scena: scena iniziale al ristorante con i colleghi di lavoro.

Il mondo di Patrick Bateman.

Abito all’American Gardens Building, sull’Ottantunesima west, all’undicesimo piano.

Il secondo guscio di Patrick è in uno dei tanti grattacieli che irregolarizzano la skyline di New York. È una classica casa da yuppie anni ’80 monocroma e lucida come una palla da bowling, con arredi in bianco e nero e lineamenti cromati. La cucina si specchia nella coltelliera più chic del mondo e non mancano quadri di artisti di grido. Lo stereo occupa una parete e il bagno è una suite principesca con la doccia non smerigliata. In ogni angolo Patrick può adorare la vanità della sua immagine egregiamente omologata. La stessa casa sarà foderata di giornali per ripararla dal sangue di Allen quando lo ucciderà a colpi di accetta e di “Hip to be Square”.

Dopo la routine mattutina si dirige in ufficio sulle note di “walking on sunshine”, dove può salutare la segretaria, giudicarne il vestiario e chiederle ogni volta che vuole una bottiglia di minerale con scorzetta di limone, cosa che non manca mai di fare. Inoltre può nascondere nei cassetti della sua scrivania da vice-presidente i segni della sua delirante libidine per il sangue.

Ma l’ufficio è per lo più una formalità e la maggior parte del tempo la trascorre nei ristoranti più à la page di New York da minimo 570$ a cena, in cui può degustare “piccoli piatti misteriosi ma giocosi con violette e pinoli” oppure petti di pernice scottati in salsa di mirtillo, che non guastano. Va da sé che la prenotazione è d’obbligo e il tempo che Patrick non spreca in sterili e deprimenti conversazioni con Bryce e Van Patten, è pervaso dalla fibrillazione del cercarla. Ricordiamo che trovare un tavolo decente può sommergere di sollievo quando – sull’orlo delle lacrime – si paventa il contrario. Ma la mangiatoia più esclusiva di Manhattan è sicuramente il Dorsia: Paul Allen sembra l’unico in grado di prenotarlo e a gustare i più prelibati crostini ai ricci di mare dell’universo conosciuto.

L’unico “luogo comune” in cui Patrick entra in contatto è una lavanderia che dovrebbe essere la migliore, eppure non riesce a spiegare a quella stupida puttana asiatica dell’inserviente che non si possono candeggiare le lenzuola che arrivano da Santa Fe e per di più sta insidiando pericolosamente la colazione da Joubert con Ronald Harrison, una cosa che non sta né in cielo né in terra.

Infine uno yuppie con la “y” maiuscola come Patrick non può che fare il pieno di martini nelle feste dei colleghi e bazzicare nelle discoteche Studio 54 e simili, in cui – oltre a strafarsi rimorchiando e tirando un pacco di coca – può dire allo specchio dietro il bancone “sei una fottuta troia di merda, ho voglia di ammazzarti a coltellate e di sguazzare nel tuo sangue”.

Questo è il mondo di Patrick Bateman: un mondo di lusso e piaceri sfrenati.

Leggi anche “Patrick – il corpo”.

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